PMI: sono troppe quelle non assicurate

PMI: troppe senza assicurazione - PCA Consultative Brokers

Il numero è di quelli che colpiscono: sono 1 milione e 653mila le piccole e medie imprese italiane non assicurate. In altri termini il 40% delle PMI attualmente non dispone di una copertura assicurativa.

Le piccole e medie imprese italiane hanno una percezione del rischio più bassa rispetto alla media delle aziende europee e quasi il 40% ancora non ha assicurato la propria attività. Per superare questo gap bisogna puntare su digitalizzazione, servizi a valore aggiunto, polizze a copertura dei rischi cyber e assicurazioni mirate.

Un eventuale collasso delle Pmi, che rappresentano il 60-70% dell’occupazione dei Paesi Ocse, avrebbe un forte impatto sulle economie nazionali, sulle prospettive di crescita globale, sul settore finanziario e sul sistema bancario.

Le Pmi sono state le più esposte degli effetti della pandemia e del distanziamento sociale:

  • Molte operano nei settori più compromessi, come il turismo, i trasporti, la ristorazione, la moda, le costruzioni, i servizi professionali. Inoltre hanno spesso un numero limitato di fornitori, scorte di magazzino ridotte e servizi gestiti in outsourcing.
  • Sono frequenti i casi in cui la produzione è rimasta bloccata anche dopo la ripartenza per mancanza di componenti o materie prime, soprattutto quando i fornitori risiedono nei Paesi più colpiti dal virus e le merci arrivano via mare, treno o aereo.
  • Inoltre le Pmi non sempre sono riuscite a sostenere i costi di sanificazionedegli stabilimenti produttivi e dei dispositivi di protezione individuale per i dipendenti e hanno spesso difficoltà a ricorrere al telelavoro per una scarsa cultura digitale.

 

DATI CHE FANNO RIFLETTERE…

Secondo lo studio “Next Level for Insurance – SME segment” realizzato da CRIF, IIA – Italian Insurtech Association e Nomisma, infatti, solo il 62% delle PMI italiane dispone oggi di una copertura assicurativa, sebbene nell’ultimo anno la percezione del rischio sia aumentata per 7 imprese su 10.

L’Italia detiene uno scomodo primato: i premi assicurativi nel nostro Paese valgono infatti solo l’1,1% del Pil, contro il 2,8% della media di alcuni Paesi UE analizzati (Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna) e, esclusa la RC auto obbligatoria, si spende in polizze in media € 300 per abitante contro € 937 dei Paesi europei.

Gran parte del segmento delle piccole e medie imprese italiane risulta fortemente sotto assicurato, segmento che conta 4,35 milioni di aziende e che rappresenta il 99,3% delle imprese in attività con un ruolo strategico per il tessuto socio-economico del Paese. 1 milione e 653 mila di queste imprese (ovvero il 38% del totale sulla base del campione analizzato) non dispone di una copertura assicurativa.

Complice anche il loro scarso livello di alfabetizzazione finanziaria e digitale (secondo l’OCSE l’Italia è il 3° Paese peggiore su 29 in materie digitali e all’ultimo posto su 23 per alfabetizzazione finanziaria), le PMI italiane hanno una bassa percezione dei rischi che l’attività imprenditoriale comporta e, di conseguenza, tendono a sottostimare l’impatto che un evento può avere sulla loro attività. Infatti, oltre ad essere un segmento sotto assicurato, è ampiamente diffusa la tendenza a “sottoscrivere poco”: il 71% delle PMI ha infatti sottoscritto una copertura RC verso terzi, il 64% incendio, il 56% furto ma si scende al 39% per la responsabilità civile degli amministratori. Sono quasi assenti, invece, le coperture per cyber risk (9%) e le interruzioni di attività (8%), due aspetti che invece nel 2021 hanno prodotto un effetto assolutamente critico sulla continuità del business delle aziende (basti pensare che gli attacchi di cybersecurity hanno determinato in Italia 7 miliardi di costi diretti e indiretti per le imprese).

PERCHE’ SERVE LA “CULTURA DEL RISCHIO” DI PCA BROKER

Spesso infatti nell’immaginario collettivo il rischio appare come qualcosa di impossibile a prevedersi, estemporaneo, improvviso e fuori da ogni logica. Non è così! Ma per acquisire una matura consapevolezza del rischio non bastano le tecnologie più avanzate. Serve una cultura del rischio che in PCA stiamo costruendo e divulgando da oltre 30 anni.

Cultura del rischio vuol dire fare i conti, nel senso letterale del termine, con tutti i rischi che possono compromettere fino a bloccare definitivamente l’operatività di un’azienda. Vuol dire proiettarsi al futuro e trovare nel presente la lettura che anticipa il futuro.

Purtroppo, mai come in questo momento storico la cultura del rischio si rivela una risorsa vitale per le aziende, di ogni dimensione.

 

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