Il climate change diventa il rischio n.1 per gli assicuratori

Il climate change diventa il rischio n.1 per gli assicuratori

Non è più un segreto: il cambiamento climatico ha un costo ed il settore assicurativo lo ha contrassegnato come un allarme globale. Secondo un nuovo sondaggio del “Canadian Institute of Actuaries” e della “Casualty Actuarian Society”, gli assicuratori, nel calcolare i rischi assicurativi e i premi in base ai dati disponibili, hanno classificato il cambiamento climatico come il principale rischio per il 2019, superando addirittura le preoccupazioni per i danni informatici, l’instabilità finanziaria e il terrorismo.

IL RISCHIO NUMERO UNO

Quando gli assicuratori misurano e gestiscono correttamente i rischi climatici, possono aiutare le aziende a correggere una pianificazione inadeguata – come la cementificazione nelle zone di inondazione costiera ad alto rischio – ed orientarle verso scelte migliori, ad esempio come costruire infrastrutture più resilienti progettate per resistere all’innalzamento del livello del mare previsto.

Il sondaggio ha rilevato che su 267 attuari intervistati, il 22% ha identificato il cambiamento climatico come il principale rischio emergente. È un cambiamento radicale rispetto agli anni precedenti, quando il cambiamento climatico è rimasto indietro rispetto ad altri pericoli per le persone e le proprietà. Nel sondaggio dello scorso anno, solo il 7% degli intervistati aveva classificato il cambiamento climatico come il principale rischio emergente.

IL COSTO DEL RISCHIO

Questi risultati si allineano con diverse proiezioni attuali e future dell’impatto del cambiamento climatico sull’economia globale. Secondo un’altra stima di Munich Re, nel 2017 i disastri naturali hanno provocato danni per circa 340 miliardi di dollari in tutto il mondo, con gli assicuratori che hanno versato un record di 138 miliardi di dollari. I cambiamenti climatici possono ridurre considerevolmente la crescita economica, interrompendo le catene di approvvigionamento e la domanda di prodotti e creando condizioni di lavoro difficili.

Le compagnie di assicurazione hanno ben compreso la connessione tra combustibili fossili e cambiamenti climatici, forse meglio di qualsiasi altra industria, perché dedicano risorse significative alla valutazione del rischio. Gli attuari e gli scienziati del clima utilizzano i dati più recenti e la modellazione più avanzata disponibile per calcolare i costi e decidere dove offrire una copertura.

Tali impatti finanziari hanno segnato un nuovo record nel 2018 con 160 miliardi di dollari di perdite mondiali causate da catastrofi naturali, pagati dagli assicuratori, dagli individui e dalle imprese che hanno subito le perdite e dai contribuenti che li hanno finanziati.

DUE CONCETTI FONDAMENTALI PER GESTIRE IL RISCHIO DEI DANNI CATASTROFALI

La tecnologia in sé non basta, occorrono due variabili fondamentali che però possono essere definite e gestite con successo grazie ad un’adeguata consulenza strategica:

  1. LA RESILIENZA

La resilienza è la capacità di un sistema di reagire e recuperare da disturbi, crisi, shock con effetti minimi. La resilienza è necessaria perché sistemi e organizzazioni diventano più complessi e interrelati e le conseguenze di incidenti aumentano. Quindi lo scopo della programmazione della resilienza è garantire la capacità di un sistema di ritornare al suo stato iniziale dopo uno o più shock simultanei – senza cadere in una recessione a lungo termine. In pratica, non servono solo sistemi di difesa che, per quanto avanzati, sono soltanto reazioni ad eventi critici. Serve soprattutto un programma di riattivazione del sistema danneggiato per ripristinare la sua piena operatività – sia questo sistema una piccola azienda così come un’intera nazione. Ecco il valore della resilienza.

  1. LA RIDONDANZA

In un mondo che reclama lo snellimento, la riduzione dei costi e ogni possibile modo di minimizzare gli sprechi, la ridondanza sembra essere un concetto in controcorrente. Ma tutto si riduce all’incertezza sul futuro e alla necessità di essere preparati per le eventualità che non possiamo prevedere con precisione. Ridondanza non vuol dire duplicazione e sovrapposizione; vuol dire invece affiancamento, creazione di riserve, alternative, opzioni che possono attivarsi in caso di crisi per garantire la continuità di un sistema e la sua sopravvivenza – oltre a contenere i costi della crisi.

IL VALORE DEL RISK MANAGEMENT PER LE IMPRESE

La gestione del rischio passa per prima cosa dalla capacità di prevederlo: da questa presa di coscienza conseguono le azioni di prevenzione e le diverse forme di tutela. Parlando di catastrofi naturali, e in particolar modo di terremoti, risulta oggi evidente come si stiano affinando gli strumenti di analisi forniti dalla scienza a scopo di prevenzione. Deve però consolidarsi la cultura della tutela del rischio legato a disastri naturali e del valore di una struttura di risk management.

 

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