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Troppe cyber-truffe, pochissime cyber-polizze

Troppe cyber-truffe, pochissime cyber-polizze - PCA Consultative Brokers
Troppe cyber-truffe, pochissime cyber-polizze - PCA Consultative Brokers

Circa 1,2 milioni di italiani hanno sperimentato “revenge porn”, ovvero la diffusione online di materiale pornografico scambiato in privato. Tra di essi, 550 mila giovani tra i 18 e i 24 anni sono stati vittime di cyberbullismo, caratterizzato da aggressioni e molestie online. Questi sono alcuni dei risultati emersi da un’indagine commissionata agli istituti di ricerca Up Research e Norstat. Quasi un quarto degli italiani, pari a circa 13 milioni di individui, ha subito almeno una volta un crimine informatico. Anche se tale problematica coinvolge tutte le fasce della popolazione, l’indagine ha rilevato un aumento significativo tra i più giovani. Il picco si riscontra nei 18-24enni, dove la percentuale di vittime raggiunge il 35%. È un dato significativo perché è nei giovani che dovrebbero sedimentarsi i comportamenti delle future generazioni. Invece non è (ancora) così.

PROBLEMA CYBER PER LE NUOVE GENERAZIONI

Sulle nuove generazioni si concentrano gravi problemi: il 65% dei giovani afferma di essere stato vittima di violenza, di cui il 63% ha subito atti di bullismo e il 19% di cyberbullismo, secondo quanto riportato dall’indagine condotta dall’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes, insieme a OneDay e alla community di ScuolaZoo. Questo studio ha coinvolto oltre 4.000 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 26 anni.

La percentuale di coloro che hanno subito violenza, sia fisica che psicologica, raggiunge il 70% considerando solo le risposte delle ragazze, l’83% tra coloro che si identificano come non binari, scendendo al 56% tra i maschi. Le forme di violenza subite variano tra i generi, ad eccezione delle violenze psicologiche e verbali, che colpiscono in modo simile sia maschi che femmine (71% per le femmine; 69% per i maschi).

Il bullismo appare più diffuso tra i maschi (68%) rispetto alle femmine (60%); al contrario, il cyberbullismo sembra colpire più frequentemente le ragazze (21%) rispetto ai ragazzi (16%).

L’OFFERTA DI CYBER POLIZZE

Secondo la più recente ricerca Ivass, l’aumento dei rischi online e del cybercrime ha spinto le compagnie assicurative a offrire polizze specifiche. Tuttavia, sono ancora pochi i privati che hanno scelto di sottoscrivere questo tipo di copertura, come conferma solo il tre per cento secondo quanto emerso dall’indagine. Queste polizze forniscono agli assicurati supporto tecnico, economico, legale e psicologico. Dal punto di vista tecnico, offrono software specifici per proteggere i dispositivi digitali utilizzati dagli assicurati, salvaguardare i dati personali e valutare le eventuali situazioni di rischio, fino a mettere a disposizione specialisti che possono intervenire per rimuovere dal web contenuti dannosi per l’assicurato.

CYBER POLIZZE PER LE PMI

Le coperture per le PMI sono piuttosto articolate, con garanzie che mirano a coprire le aziende sia dai danni dovuti ad attacchi informatici, sia dai danni causati a terzi per effetto degli attacchi, sia le spese legali. Diverse polizze offrono servizi accessori prima del verificarsi di un attacco informatico (identificazione di vulnerabilità, implementazione di presidi di protezione) e nella gestione post-evento (ristabilimento dell’operatività informatica, gestione danno reputazionale, ecc.). Le coperture sono al momento per lo più standardizzate e c’è spazio per una maggiore flessibilità, in modo da calibrare e personalizzare maggiormente le garanzie in funzione della specifica operatività ed esigenza di copertura delle aziende.

DAL BISOGNO ALLA CONSAPEVOLEZZA

La diffusione delle cyber-truffe e la crescente esposizione ai rischi online evidenziano la necessità di una maggiore consapevolezza nell’ambiente digitale. Sebbene le compagnie assicurative stiano rispondendo all’aumento del cybercrime offrendo polizze specifiche, l’adozione di queste cyber polizze rimane ancora limitata, come indicato dal basso tasso di sottoscrizione. Questo suggerisce che vi è ancora un ampio margine di miglioramento nella sensibilizzazione sul tema e nell’accesso alle soluzioni di protezione. Serve una cultura della sicurezza informatica più diffusa, per garantire un’adeguata protezione sia alle nuove generazioni, sia alle imprese.

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