La finanza sostenibile ha un “cuore verde”

La finanza sostenibile ha un “cuore verde”

La finanza sostenibile ha un “cuore verde”

La finanza sostenibile è mera retorica politicamente corretta o un tema che governi, economie e sistemi finanziari iniziano a prendere sul serio?

L’intervento di Salvatore Rossi, Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS, tenutosi in occasione del convegno “Finanza e Ambiente”, promosso dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito (ANSPC), ha tentato di dare una risposta. L’oggetto dell’intervento non è tanto analizzare la relazione tra rendimenti e Csr, bensì individuare l’esistenza di una riflessione sui rischi green (da cambiamento climatico) e sugli incentivi per istituti che concedono finanziamenti più sostenibili.

I NUOVI SCENARI DI RISCHIO CLIMATICO

Infatti alcuni eventi climatici come la siccità (il 2017 è stato l’anno il più caldo di sempre) o le inondazioni del 2015 che hanno colpito il nostro Paese con un costo superiore ai tre miliardi di euro, in gran parte senza copertura assicurativa, sollecitano l’individuazione di soluzioni. Poiché, spiega Rossi, «non c’è solo perdita di ricchezza e di reddito. Eventi estremi possono anche incidere sulla capacità dei creditori di onorare i debiti contratti, riducendo al contempo il valore delle attività eventualmente date in garanzia per accedere al credito bancario. Ciò può, a sua volta, influenzare la propensione delle banche maggiormente esposte a concedere credito. In uno studio recente, economisti della Banca d’Italia mostrano come un alto rischio di alluvione in un territorio sia associato a una minore consistenza di prestiti bancari alle piccole e medie imprese di quel territorio».

Alle imprese è pertanto rivolto l’invito a prendere in considerazione la rischiosità delle aree destinate ai nuovi stabilimenti e alle banche valutare l’esposizione al rischio delle imprese che richiedono i fondi.

Ma siccome «gli agenti economici potrebbero essere miopi nel valutare i rischi climatici – prosegue Rossi – e sottovalutare il fatto che le catastrofi naturali sono sempre più frequenti ed intense, l’operatore pubblico è chiamato a compensare questo “fallimento del mercato” sviluppando una sua capacità di intelligence: potenziare la raccolta e la diffusione di informazioni sui rischi climatici e affinare quadri concettuali sulla propagazione di questi rischi all’economia e al sistema finanziario».

LA FINANZA SOSTENIBILE

A tal fine, la Banca d’Italia, che partecipa ai lavori del G20, ha contribuito al primo rapporto sulla finanza sostenibile “Financing the Future. Report of the Italian National Dialogue on Sustainable Finance“ e, da quest’anno, coordina uno dei gruppi dell’Osservatorio Italiano per la Finanza Sostenibile insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

A livello di Unione Europea l’impegno assunto per il 2030, nell’ambito degli Accordi di Parigi, è ridurre di almeno il 40% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Per i prossimi dodici anni, gli investimenti stimati dalla Commissione Europea ammontano a 180 milioni di euro l’anno. Un impegno gravoso che il solo settore pubblico non può sostenere, se non con l’aiuto dei capitali privati, stabilendo incentivi chiari e un ripensamento su dove destinarli.

Il “Piano d’azione per la finanza sostenibile”, messo a punto dalla Commissione Europea, prevede diverse iniziative. La prima delle quali consiste nel definire una tassonomia armonizzata di ciò che è sostenibile da un punto di vista ambientale e di ciò che non lo è considerato che tra gli stati europei coesistono diversi sistemi di classificazione. L’auspicio è giungere a interventi regolamentati che stimolino gli investitori istituzionali a tener conto anche della sostenibilità ambientale.

Per esempio, definire standard applicabili alle emissioni dei green bonds (obbligazioni verdi), strumenti finanziari con cui imprese, banche e organismi pubblici possono sovvenzionare progetti ecosostenibili (efficienza energetica, produzione di energia da fonti pulite, uso sostenibile dei terreni ecc.) volti a ridurre l’impronta carbonica delle infrastrutture.

La seconda, riguarda le regole prudenziali. «Un trattamento prudenziale ad hoc – sostiene il DG Rossi – che abbassi i requisiti per prestiti o investimenti sostenibili, e quindi meno rischiosi, rispetto a quelli fissati per gli altri attivi, incentiverebbe l’orientamento del mercato verso i primi e renderebbe tutto il sistema più solido. Si tratterebbe di applicare un fattore di supporto regolamentare verde (green supporting factor) per il finanziamento di quelle attività individuate mediante la predetta tassonomia armonizzata».

LE PROPOSTE DELLE ASSICURAZIONI

Un caso speciale è rappresentato dalle assicurazioni. Se da un lato su di esse grava il peso del risarcimento dell’assicurato circa i danni da calamità naturali; dall’altro questo settore può rappresentare una grande opportunità di aumento del volume d’affari grazie alla progressiva crescita della consapevolezza da parte degli assicurati (attuali e potenziali) circa i rischi ambientali a cui sono esposti (terremoti, alluvioni, incendi, ecc.)

«L’International Association of Insurance Supervisors (IAIS) – prosegue Rossi – sta elaborando uno studio sui rischi climatici che esaminerà l’applicabilità degli Insurance Core Principles (ICP), un insieme di principi sviluppati a livello internazionale che servono come punto di riferimento per le autorità di vigilanza assicurative al fine di svolgere una supervisione efficace e armonizzata. L’obiettivo è descrivere le pratiche di vigilanza adottate nei vari Paesi e fornire un framework per l’identificazione, la valutazione e la gestione dei rischi connessi con le calamità naturali».

In Europa, per Banca d’Italia resta prioritario il parere che la Commissione Europea si accinge a chiedere al Regolatore Assicurativo Europeo (European Insurance and Occupational Pension Authority – EIOPA) sull’incidenza per le assicurazioni delle norme prudenziali sugli investimenti sostenibili, con riguardo a quelli volti alla mitigazione dei cambianti limatici.

Lo scenario è critico: Terremoti, cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico. Il mondo della finanza, fatto di banche e assicurazioni, deve fare i conti con le calamità naturali e i loro effetti non solo su persone, ma anche su imprese, beni e infrastrutture.

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