Il COVID-19 (ma non solo) ferma l’Automotive

IL COVID-19 PORTA UNA PROFONDA CRISI NELL’AUTOMOTIVE

Basta un numero per comprendere all’istante quanto sia devastante l’effetto del COVID-19 sul settore Automotive: 150 – come i miliardi di euro di capitalizzazione persi dal 20 febbraio al 20 marzo dalle principali società europee del settore.

 

LA CRISI VIENE DA LONTANO

Il COVID-19 ha amplificato in modo esponenziale una serie di gravi problemi pregressi. Dopo la tensione sui dazi tra Cina e Stati Uniti che ha colpito duramente il settore dell’Automotive europeo ora è scoppiata una nuova crisi. Oggi il settore si trova a gestire trasporti limitati e una paura generale. Gli impianti si fermano per il rischio contagio e, finita la crisi dell’offerta, con la Cina che si stava riprendendo, subentrerà una crisi di domanda, con la Germania più esposta. Crolleranno gli investimenti e il rischio è l’innesco di una nuova crisi finanziaria che rallenterà ancora di più la domanda.

 

INDUSTRIA INTEGRATA, QUINDI PIU’ ESPOSTA

L’industria dell’auto, a livello mondiale, è fortemente collegata e interdipendente. La chiusura di un singolo stabilimento può quindi avere conseguenze di ampia portata su tutta la catena produttiva. Prima lo stop per la sanificazione degli ambienti, poi la chiusura totale: la maggior parte delle aziende europee dell’auto ha chiuso i battenti di fronte all’epidemia di coronavirus per preservare la salute dei lavoratori. Fiat-Chrysler ha deciso di sospendere la produzione nella maggior parte degli stabilimenti europei – tra cui Melfi, Pomigliano, Cassino, Mirafiori, Grugliasco e Modena – e nordamericani. Sulla stessa linea Ferrari, che ha bloccato le operazioni negli impianti di Modena e Maranello, affermando però che “le attività aziendali non legate direttamente alla produzione continueranno regolarmente grazie alle soluzioni di lavoro agile (smart working)”. Stop anche per lo stabilimento Lamborghini di Sant’Agata bolognese: la chiusura è al momento prevista fino al 3 aprile. In Europa, il colosso Psa — che raggruppa Peugeot, Citroen, DS e Opel — ha deciso la chiusura di tutte le sue fabbriche, insieme a Renault e Volkswagen.

 

LA CRISI COLPISCE I CONSUMI

Con la quarantena calano gli acquisti, e fabbriche e concessionari chiudono fino a data da definirsi. La pandemia ha modificato abitudini, necessità e priorità dei cittadini, causando il rinvio di molti acquisti ritenuti “non indispensabili” o, comunque, non urgenti.

Uno studio di MotorK, azienda leader in Europa nel settore automotive, rileva che il 97,5% del campione intervistato si dice disposto ad aspettare la fine della quarantena per recarsi in concessionaria e chiudere la trattativa. Il maggiore tempo libero a disposizione dei potenziali nuovi clienti, però, aumenta le attività di ricerca e informazione online: si sceglie con più cura, visitando “virtualmente” i concessionari, facendo confronti e preventivi. Un bacino promettente, quindi, da non sottovalutare e su cui puntare con operazioni di marketing mirate al “dopo-crisi”.

 

L’INNOVAZIONE DIGITALE DIVENTA UN’OPPORTUNITA’

La situazione di emergenza può essere sfruttata anche come trampolino per guardare a nuove possibilità: nonostante il momento di forte incertezza, infatti, MotorK rileva una fetta di clienti disposta ad acquistare una vettura oggi e valuta pratiche innovative come la selezione del veicolo tramite virtual showroom, il blocco dell’auto con una caparra pagata online e la firma digitale dei documenti di acquisto e finanziamento – con una decisa crescita nell’uso dei “comparatori” online per cercare prezzi, tariffe e premi il più possibile personalizzati.

L’innovazione digitale porta con sé la possibilità di mantenere i rapporti tra marche e consumatori. Ma la vera sfida è sia superare il blocco della produzione, sia rimettere in moto la supply chain per fornitori e componentistica.

 

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