La nuova crisi delle banche

La nuova crisi delle banche - PCA Consultative Broker

Non solo pandemia: secondo i dati BCE, gli attacchi cyber alle banche sono aumentati di ben il 54% nel 2020 rispetto all’anno precedente. Combattere questo nuovo tipo di criminalità diventa una priorità. L’andamento dei dati «merita particolare attenzione», ha osservato la Bce nella newsletter di supervisione. La notizia positiva è che Francoforte non ha osservato significative interruzioni delle attività bancarie nonostante nella maggior parte dei casi ci fosse questa intenzione.

La Bce ha osservato che gli attacchi informatici più frequenti nelle banche nel 2020 sono stati i cosiddetti “Ddos” (Distributed Denial of Service), nei quali gli autori hanno interrotto i servizi bancari inondando e intasando i server con richieste false. Poi è emersa una variante in cui gli autori hanno minacciato attacchi “Ddos” con l’obiettivo di ottenere un riscatto. Una particolare tendenza ha riguardato l’aumento degli incidenti informatici presso fornitori di servizi di terze parti e questo non fa che aumentare il bisogno di tenere alta l’attenzione delle banche.

NON SOLO PANDEMIA, NON SOLO UNA BANCA NEL MIRINO DEI CYBER-CRIMINALI.

Dagli attacchi informatici alle banche può scoppiare la prossima crisi finanziaria. A lanciare l’allarme all’inizio del 2020, prima della pandemia, era stata la presidente della Banca Centrale Europea (Bce), Christine Lagarde. «I cyber rischi stanno diventando importanti anche per la stabilità finanziaria». Secondo Lagarde «esistono possibili canali attraverso i quali un cyber attacco potrebbe trasformarsi in una grave crisi finanziaria». In particolare «un’interruzione operativa che, ad esempio, distrugge o crittografa i conti di bilancio di un importante istituto finanziario che potrebbe innescare una crisi di liquidità; e la storia dimostra che le crisi di liquidità possono rapidamente diventare crisi sistemiche».

PER DIFENDERSI: ECCO LA CYBERSECURITY READINESS

Con il termine cybersecurity readiness si intende la prontezza con la quale un’istituzione (dunque non solo una banca) gestisce la sicurezza informatica e tutte le sfide relative. Solitamente le aziende vengono identificate in 4 livelli di cybersecurity readiness:

  1. Passivo

Un’istituzione passiva riversa la responsabilità unicamente sul proprio reparto IT. Le revisioni delle politiche e delle procedure sono poche e lontane tra loro, così come le valutazioni dei rischi.

  1. Reattivo

In queste organizzazioni, la responsabilità è sempre del reparto IT e le pratiche di controllo vengono portate a termine circa ogni trimestre.

  1. Proattivo

Invece di reagire agli attacchi, le aziende proattive cercano di evitare quelli futuri. Le revisioni delle politiche e delle procedure di sicurezza hanno luogo mensilmente. Il dipartimento IT si concentra sulle operazioni quotidiane.

  1. Progressivo

Le organizzazioni progressive sono quelle più “cyber-pronte” perché lavorano per evitare il maggior numero possibile di violazioni future, usando tecnologie avanzate. Nel frattempo, effettuano revisioni e valutazione dei rischi, assumendo competenze di terze parti che alleggeriscono il carico di lavoro sulla sicurezza del team IT.

 

L’economia è sempre più digitale e le banche non possono che seguire questo trend generale – che tuttavia si incrocia con l’altro trend, quello della crescita esponenziale degli attacchi cyber. Anche qui vale la considerazione di base: più il rischio è riconosciuto ed analizzato, maggiore sarà la resistenza e la resilienza di fronte agli attacchi. L’assicurazione è diventata uno strumento da inquadrare in una strategia di gestione del rischio a 365°, come facciamo in PCA come Consultative Broker.

 

Siamo a vostra disposizione per continuare e approfondire la conversazione sul tema della cyber-sicurezza compilando la form qui sotto – per contribuire a ridurre il costo dei rischi per le vostre aziende trasformando il rischio in opportunità di crescita.

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