Clima e danni catastrofali: l’agricoltura in crisi

Clima e danni catastrofali: l'agricoltura in crisi - PCA Consultative Broker

UN CALDO “STORICO”

È stata chiamata Lucifero l’ondata di caldo africano che ha fatto registrare temperature altissime in tutta Italia nella prima parte di agosto, con punte ben oltre i 40 gradi in diverse regioni del sud Italia, e pochissime precipitazioni. L’azione combinata di caldo e siccità ha messo in crisi coltivazioni e allevamenti, con danni che la Coldiretti stima intorno al miliardo di euro.

Un’estate rovente” sottolinea Confagricoltura con danni enormi nelle campagne per il mix micidiale di siccità e roghi. A ciò si aggiunga la necessità di irrigazione di soccorso non sempre possibile in molte aree del Paese, anche per la carenza idrica. Alte temperature che “seccano” le produzioni a pieno campo di frutta e verdura, e che – allerta Confagricoltura – mettono a rischio la vendemmia e la campagna di raccolta del pomodoro, su cui già pesa la mancanza di manodopera”. Così l’estate 2021 sarà ricordata per i disastrosi effetti sul comparto agroalimentare sia sul piano quantitativo che qualitativo.

CAMBIAMENTI STRUTTURALI PER L’AGRICOLTURA

A causa dei cambiamenti climatici l’agricoltura e le produzioni nazionali hanno subito tagli che vanno dal 5 al 10% per le previsioni di vendemmia, al 10% per il grano, mentre è praticamente dimezzata la frutta nazionale con cali del 30% per le ciliegie, del 40% per pesche e nettarine e fino al 50% per le albicocche (rispetto ad un’annata normale). L’agricoltura, secondo la riflessione di Coldiretti, è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli. Anche se al momento è possibile solo contare i danni.

COLPITI ANCHE GLI ANIMALI

I due mesi più caldi e siccitosi degli ultimi 50 anni stanno riducendo alla sete l’agricoltura. Non solo: il caldo torrido mette a repentaglio le coltivazioni ma a soffrire molto sono anche gli animali nelle masserie dove mucche, bufale e capre ad esempio, stanno producendo molto meno latte. Le alte temperature stanno moltiplicando i consumi idrici e conseguentemente i costi d’impresa. Nelle stalle, gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché ogni singolo animale arriva a bere il doppio dei litri di acqua rispetto ai periodi più freschi.

Tutto ciò spinge fortemente le aziende agricole a tutelarsi con assicurazioni, che continuano a diffondersi; alla base c’è bisogno di prendere consapevolezza del peggioramento strutturale dei danni climatici e del loro impatto diretto sulle produzioni. Come sta accadendo ora. Eppure, guardando oltre la singola annata agraria, l’agricoltura si rivela sempre più fragile. Al radicale cambiamento del clima non hanno fatto seguito, finora, un uso sistematico delle assicurazioni agricole da parte delle imprese, ma nemmeno un aggiornamento della normativa per far fronte alle emergenze in modo tempestivo, certo e finanziariamente adeguato.

Come con la nostra “cultura del rischio”, anche qui c’è un teorema fondamentale da assimilare, e anche in fretta: i cambiamenti climatici diventano sempre più frequenti. Anzi, diventano parte fondamentale della “nuova normalità” per l’agricoltura.

 

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