Gli italiani vogliono sapere di più sulle assicurazioni

Gli italiani vogliono sapere di più sulle assicurazioni - PCA Consultative Broker

La recentissima indagine commissionata da IVASS alla DOXA è un primo passo per avere una fotografia del livello di alfabetizzazione ma soprattutto della sensibilità, della ricettività e dell’interesse degli italiani verso le assicurazioni.

PERCHE’ SOLO LE ASSICURAZIONI OBBLIGATORIE?

Intanto il “profilo assicurativo” degli italiani che emerge dall’indagine, definito dai contratti di protezione più acquistati, mostra che, ad eccezione della classica copertura RC Auto, le polizze non obbligatorie sono sottoscritte da una parte esigua degli intervistati. In ordine di diffusione decrescente troviamo le assicurazioni sulla casa, di RC familiare, sugli infortuni, sul caso morte ed infine quelle relative alla previdenza complementare, alle calamità naturali, alla protezione del credito, alle malattie, ai rischi professionali e agli animali domestici.

UN PAESE, TRE REALTA’ DIVERSE

Nessuna novità stravolgente: è la situazione di sottoassicurazione che connota il nostro Paese, peraltro con importanti divari territoriali. Rispetto al Nord, la percentuale degli italiani che non hanno alcuna polizza ad eccezione di quelle obbligatorie è quasi il doppio al Centro e il triplo nel Sud/Isole. Una contrazione della propensione assicurativa che sembra colpire soprattutto le polizze casa, calamità naturali e RC Famiglia. Dalle risposte fornite, una correlazione positiva si delinea tra profilo assicurativo e titolo di studio. Chi è in possesso di un grado di istruzione più elevato, tende a fornire risposte maggiormente corrette ai quesiti sulla conoscenza dei concetti di base dei prodotti e sulla logica assicurativa e mostra livelli più alti di avversione al rischio. Ciò conferma l’importanza della scuola nella strategia di educazione assicurativa ed è coerente con quanto è emerso sulla valutazione della cultura assicurativa in Italia, che la maggior parte degli intervistati (oltre il 70%) ritiene non adeguata. Non solo, ma all’aumentare della conoscenza assicurativa e del titolo di studio (laurea triennale e magistrale) cresce la convinzione che la cultura assicurativa non sia sufficiente. È opinione degli intervistati che questo gap conoscitivo andrebbe colmato innanzitutto ad opera delle istituzioni pubbliche (60,0%) e delle compagnie assicurative, banche e intermediari assicurativi (45,5%). Solo una percentuale di intervistati decisamente inferiore (in prevalenza costituita da laureati triennali) ritiene che anche la scuola e i media possano svolgere questa funzione. Persino coloro che hanno figli non attribuiscono alla scuola un ruolo nel processo di alfabetizzazione assicurativa.

ALLA RICERCA DEI GIOVANI

Una chiara indicazione è che i programmi di educazione assicurativa dovranno riguardare al contempo la popolazione adulta e i giovani. Per le nuove generazioni, i cittadini di domani, la scuola rimane una fondamentale comunità educante: non fornisce risposte immediate ma è l’unica in grado di dare una prospettiva all’esigenza di cambiare in profondità una situazione oggi insoddisfacente. È quindi evidente la necessità di politiche ad ampio respiro che, attraverso l’inserimento nei programmi scolastici di fondamentali argomenti di logica finanziaria e assicurativa consentano di evitare difetti di miopia nei giovani e nel contempo favoriscano il recupero del gap conoscitivo nella popolazione adulta.

“AMPI SPAZI DI MIGLIORAMENTO”

Tra le cause che spingono gli intervistati a non sottoscrivere contratti di assicurazione emerge (67,5%) il costo della polizza. Inoltre, non risulta sempre chiaro che estensione delle garanzie e ammontare del premio da pagare all’assicuratore sono due facce della stessa medaglia. Emergono difficoltà nel comprendere che all’aumentare del rischio assicurato corrisponde in genere un aumento del premio. Appena il 28% del campione, nel valutare una polizza, tiene conto delle esclusioni oltre che degli eventi coperti, denotando un atteggiamento assicurativo più evoluto; solo il 61,8% ha presente che una polizza senza franchigie è più costosa di una che ne abbia, in quanto il sottoscrittore tramite la franchigia accetta di tenere a proprio carico una parte del rischio ritenuta sostenibile. La scarsa comprensibilità della polizza (50%), la sfiducia nei confronti di compagnie e intermediari assicurativi (42%) ed esperienze negative pregresse (28%) sono le altre cause che, secondo l’indagine, frenano la sottoscrizione di polizze. Ciò dimostra quanto sia importante costruire un rapporto di fiducia tra impresa/intermediario e clientela sin dal momento in cui si fornisce l’informativa pre-contrattuale e successivamente per tutta la durata del contratto e in particolare nella fase di gestione dei sinistri. Come si suole dire in questi casi, gli italiani hanno ampi spazi di miglioramento per la loro cultura assicurativa.

 

In una parola: c’è bisogno di una educazione assicurativa, come insieme di informazioni, comportamenti e competenze, con l’obiettivo di sviluppare nei cittadini la capacità di prevedere, cioè di saper presagire le necessità future e prendere per tempo misure razionali adatte a fronteggiarle e superarle, sia come atteggiamento abituale sia in presenza di particolari circostanze.

 

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