COVID-19 e clima: il rischio di danni catastrofali non diminuisce

COVID-19 anche l'ambiente è una vittima - PCA Consultative Broker

Farà sempre più caldo. Lo dimostrano i dati dello scorso gennaio: fatta eccezione per gli anni in cui si è presentato il fenomeno di El Niño, in Europa è stato l’anno più caldo di sempre, scrive la rivista Scientific American. Nonostante il drastico crollo delle emissioni di CO2 dovuto allo stop delle attività economiche in molti Paesi, il surriscaldamento globale sembrerebbe destinato ad accelerare, sottolinea un report dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Il nesso tra diffusione del Covid-19, con la conseguente paralisi della produzione dalla Cina alle Americhe, e la diminuzione di anidride carbonica rilasciata nell’aria (oltre al crollo dei particolati inquinanti) è ben chiaro. Meno chiaro, invece, secondo i ricercatori è se questo effetto sarà duraturo e potrà influire sul futuro equilibrio o disequilibrio ambientale del Pianeta. Seppure gli sforzi per controllare la pandemia di Coronavirus abbiano ridotto l’attività economica e contribuito a miglioramenti localizzati della qualità dell’aria, è troppo presto per valutare le implicazioni per le concentrazioni di gas a effetto serra responsabili dei cambiamenti climatici a lungo termine.

Gli ultimi rilevamenti sulla diminuzione delle emissioni che spingono il climate change lasciavano ben sperare, ma gennaio 2020 è stato molto caldo. Gli esperti avvertono che presto sarà superato il temuto aumento di 1,5° Centigradi.

È il momento di considerare come utilizzare i pacchetti di stimolo economico per sostenere un passaggio a lungo termine a pratiche commerciali e personali più rispettose dell’ambiente e del clima. Il rischio, altrimenti, continuerebbe ad essere dietro l’angolo. Infatti dopo la crisi mondiale economica del 2008, il calo delle emissioni inquinanti durò per uno spazio di tempo brevissimo, e subito dopo si verificò una rapida ripresa delle emissioni di CO2. 

SPERANZA INFONDATE?

In pratica, se da una parte è migliorata la qualità dell’aria, l’aumento del calore terrestre e oceanico, l’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare e lo scioglimento dei ghiacci non sono diminuiti in questi ultimi mesi di Covid-19. È chiaro che più di qualcosa di positivo è accaduto: in Cina, per esempio il blocco e la riduzione dell’attività economica hanno portato a una riduzione stimata del 25% delle emissioni di CO2 nell’arco di quattro settimane. Ma un conto sono le riduzioni delle emissioni, altra cosa le sostanze che comunque rimangono nell’atmosfera. Ciò che emerge in maniera netta è che il climate change può essere davvero altrettanto letale e invisibile quanto il Covid-19.

IL VALORE DELLA PROTEZIONE ASSICURATIVA PER LE IMPRESE

La gestione del rischio ambientale passa per prima cosa dalla capacità di prevederlo: da questa presa di coscienza conseguono le azioni di prevenzione e le diverse forme di tutela. Parlando di catastrofi naturali, e in particolar modo di terremoti, risulta oggi evidente come si stiano affinando gli strumenti assicurativi di protezione che riescono anche a convertire il rischio in fonte di crescita. Ma deve consolidarsi la cultura della tutela del rischio legato a disastri naturali e del valore di una consulenza strategica in materia assicurativa.

Da questo punto di vista le coperture di responsabilità per danno ambientale di PCA sono strutturate per garantire indistintamente tutte le tipologie di inquinamento, accidentale e graduale, con una copertura totale per i costi sostenuti.

Inoltre PCA ha strutturato un prodotto di “Assistenza al cliente” in caso di evento ambientale, utilizzando i principali esperti del settore che affiancheranno i nostri clienti nella gestione dei Sinistri.

 

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