Come cambia il mix energetico

Come cambia il mix energetico - PCA Consultative Broker

L’energia resta l’asse fondamentale per lo sviluppo e la sopravvivenza stessa dell’economia così come della società. Adesso è in corso una modifica strutturale del “mix energetico” che alimenta l’Italia e l’Europa. La transizione energetica dalle vecchie fonti fossili alle nuove fonti rinnovabili apre un periodo di crisi e opportunità – il comparto assicurativo diventa ancora più strategico per focalizzare questo grande cambiamento e accompagnare le grandi aziende verso un’economia green e basata su fonti energetiche molto differenti da quelle tradizionali.

Il cambiamento “tettonico” in corso è evidente. All’inizio di ottobre 2020 NextEra Energy, il principale attore delle energie rinnovabili negli Usa, ha superato per capitalizzazione in Borsa la più grande Big Oil del mondo, la ExxonMobil. Il campione delle rinnovabili americano in due anni è cresciuto del 66% nelle quotazioni a Wall Street, mentre dal 2007 a oggi Exxon è crollata – sempre in termini di capitalizzazione – da 500 a 138 miliardi di dollari. D’altra parte mentre nei primi sei mesi dell’anno NextEraEnergy dichiarava un utile di 1,7 miliardi, Exxon era costretta ad ammettere che quella stessa cifra loro la stavano perdendo.
Sembra ieri quando ExxonMobil era la prima società al mondo per capitalizzazione (era il 2011, meno di 10 anni fa) e quando le Sette Sorelle sembravano dominare il mondo con la forza dei loro soldi e del loro potere lobbistico.

La transizione energetica è un passaggio complesso e articolato, che si realizza attraverso una serie di interventi e azioni che coinvolgono imprese, pubblica amministrazione e cittadini. È un processo che coinvolge l’intera filiera dell’energia, dal momento in cui l’energia viene estratta dalle fonti rinnovabili per essere immessa sul mercato, fino all’utilizzo finale degli stessi prodotti energetici.

In base ai dati del 2020, il mix energetico italiano risulta per più dell’80% composto da fonti fossili, quali gas e petrolio, rispettivamente al 42% e al 36%, e in modo residuale carbone (4%). Le fonti green contano per il 18%: l’11% le rinnovabili (fotovoltaico ed eolico); il 7% la produzione idroelettrica. Tra le fonti fossili, secondo dati del 2021, il petrolio consumato in Italia è prodotto internamente nella misura dell’8%, il resto è importato: il 21% dall’Azerbaijan, il 17% dalla Libia, il 13% dall’Iraq, il 9% dalla Russia, il 9% dall’Arabia Saudita, il 5% dalla Nigeria, il 4% dalla Norvegia, Il 3% dagli USA, il 2% dall’Algeria, il 2% dal Kazakhstan. Per il resto, il 7%, proviene in piccole percentuali da altri Paesi.

Lo scopo della transizione energetica in Italia è quello di ridurre l’utilizzo di energia primaria (petrolio e altri combustibili fossili) e di aumentare quello di energia rinnovabile, come per esempio quella fotovoltaica. È un processo che abbraccia molti ambiti (da quello economico-finanziario a quello sociale e ambientale) per riuscire a convertire la produzione di energia elettrica attraverso l’utilizzo di fonti pulite, in modo da abbandonare gradualmente quelle fossili.

I dati relativi all’andamento del mix energetico nel nostro Paese confermano una grande verità: la transizione energetica è un processo in atto.

Il fabbisogno energetico dell’Italia è di circa 500 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtoe) all’anno, e le emissioni di CO2 sono di circa 200 milioni di tonnellate all’anno. Ma per fortuna l’Italia è all’avanguardia nella transizione energetica ed è tra i paesi che, grazie ai propri programmi, hanno ridotto le emissioni di gas serra dell’11% in soli cinque anni. Inoltre, con un consumo di energia pari a circa il 31% del totale, l’Italia è uno dei principali produttori e consumatori di energia e, dal momento che la transizione energetica è un processo a lungo termine, il nostro Paese ha bisogno di un piano di sviluppo energetico che favorisca la sostituzione dei combustibili fossili con le fonti rinnovabili, attualmente rappresentanti il 36% della produzione elettrica. E l’Italia punta a realizzare questo piano entro il 2050 attraverso l’utilizzo del grande potenziale solare, eolico e geotermico a sua disposizione.

È la stessa IEA a scrivere che il fotovoltaico solare è ora “costantemente più economico” dei nuovi impianti a carbone o a gas nella maggior parte dei paesi e i progetti solari “offrono ora alcuni dei più bassi costi di elettricità mai visti”. A luglio del 2020 ad Abu Dhabi sono stati aggiudicati 2 GW di fotovoltaico a 0,0135$7kWh, l’offerta più bassa mai registrata. Bloomberg ha calcolato che il fotovoltaico e l’eolico sono già più convenienti in territori dove vivono i due terzi della popolazione globale, dove si produce oltre il 70% del PIL mondiale, e dove è istallata l’85% della potenza. È quindi coerente che la stessa IEA ricavi che le energie rinnovabili soddisferanno l’80% della crescita dell’elettricità fino al 2030.

Lo scenario è complesso e prima ancora di dotarsi di prodotti assicurativi, occorre una strategia a tutto campo di previsione e analisi dei rischi. È proprio quello che facciamo in PCA.

 

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